Storie

Lucania

Basilicata, Campania 2013-2017

 

La Lucania è un luogo indefinibile. Non sai neanche dove inizia e dove finisce.

Però è un posto ricco. Ricco di sole, di grano, di arte, di sapore, di sorprese.

Con una geologia che sembra d'essere in America, campi dorati e filari di cipressi che sembra la Toscana, montagne con la neve che non c'entrano niente, un patrimonio di arte e archeologia che non t'immagini e botte di modernità fatte di petrolio e distese fotovoltaiche. Ci trovi i castelli di Federico II aperti e colorati oppure superstrade che non arrivano da nessuna parte coi trattori parcheggiati.

Ha il sapore forte dei peperoni cruschi e dei taralli asciutti. Chilometri e chilometri di strade deserte e poi chiesette sperdute senza più il paese intorno; maiali al pascolo da soli e laghetti di montagna. E poi un caldo che si muore, Matera, Metaponto...e un mare stupendo.

Persone ospitali e spazi enormi, desolati. La Lucania è un posto strano e affascinante, che se ne sta dimenticato e un po' nascosto, di una bellezza che non ci si crede.

 

 

 

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Le Maschere di Tricarico

Tricarico (Mt) - ago.. 2015


Tricarico è lontano. Da tutto.

Sta su un colle che si affaccia su vallate infinite di grano, fino alla puglia, a perdita d'occhio.

A carnevale vanno in scena le maschere: uomini vestiti di mutandoni bianchi e di fazzoletti colorati, di veli pregiati e di cappelli con nastri variopinti. Altri vestiti di nero, quelli più disobbedienti. Tutti con un campanaccio in mano, pesantissimo, a pascolare per le strade del paese tenuti a bada solo da qualche vecchio mandriano.

E in estate, tempo di festa, le maschere di carnevale si uniscono a tutte le altre nel raduno della maschere antropologiche.

I Pulcinella abruzzesi, i Domini di Lavello, le Maschere Cornute, l'Urs, e gli spettacolari Mamuthones sardi.

Tutti insieme, fino a sera,, a riempire i vicoli con l'assordante suono delle campane.

Le Maschere sono una cosa seria, Chiedetelo a quelli di Tricarico.


 

 

 

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I gigli di S. Giovanni

Monti Picentini (SA-AV) giu. 2015


San Giovanni viene a giugno, il 24 mi hanno detto.

Me lo ricordo ogni anno quando vedo spuntare i gigli selvatici. 

Lilium bulbiferum si chiamano, perché all'ascella di ogni foglia hanno dei bulbilli, anche se in Campania è più frequente la subspecie croceum che ne è sprovvista.

Appaiono per pochi giorni all'anno ai margini dei boschi, gioielli arancioni screziati di bruno, rigogliosi e esplosivi. Così belli che in molte regioni è stato necessario inserirli tra le specie bisognose di protezione, vista la raccolta indiscriminata fatta in passato.

Sono decisamente più belli da vivi che in vaso, mentre appaiono e scompaiono illuminati dal sole che filtra tra gli alberi.

Sono il fiore per eccellenza, proprio così come lo si immagina, con i petali grandi e aperti, gli stami e le antere ricche di polline che circondano il pistillo, appena più alto. 

Sono i fiori che quando li vedi è proprio arrivata l'estate!

  

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I camosci del Meta

Monte Meta - PNALM (AQ) - mag. 2015


Il camoscio d'Abruzzo, il più bello che c'è.

Le ultime lingue di neve sulle pendici del Meta, gli ultimi giorni per sdraiarsi sulla neve assolata e rinfrescarsi, le ultime occasioni per scalciare e togliersi di dosso il caldo mantello dell'inverno.

Tocca salire parecchio per arrivare da loro, ma poi ti affacci sulle balze rocciose, ti siedi in mezzo al branco, obbedisci ai richiami del capo che sorveglia tutti dall'alto.

La luce è abbacinante,  scatto un high key per provare come si fa.

I camosci restano tranquilli., sono animali nobili.
Suscitano rispetto e contraccambiano con una tranquillità imbarazzante. Se infrangi le regole, se fai quel metro in più, non scappano, si allontanano, di poco, mai impauriti…

Giovani, vecchi, cuccioli…un'intera famiglia a strapiombo sul vuoto, ognuno con la sua storia scritta addosso: corni rotti o ancora da spuntare, ma tutti col passo leggerissimo sulle rocce aguzze.

Sono assolutamente rilassati, sono a casa loro.

 

 

 

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I cervi in cilento

Pruno - PNCVD (SA) - mar. 2015


I cervi in cilento ci sono. Ce li hanno riportati.

Il ripopolamento, fatto ormai dieci anni fa, sembra aver funzionato anche se in pochissimi li hanno visti dal vivo.. Bisogna andare nel cuore del Parco, tra le sue splendide montagne e più lontano perfino dei paesini più isolati. Così all'improvviso, mentre aspetti di fotografare il picchio nero, ti giri e ti trovi un fusone correrti incontro. Quasi non fosse vero, sfogli le foto di quei venti secondi appena passati e sul display della reflex è proprio lui, un giovane maschio, un cervo in cilento!

Peccato però che poi arrivino anche due cani. Due cani da caccia, col collare,.
Nel cuore di un parco nazionale, assolutamente fuori dalla stagione venatoria, e per di più braccando una specie oggetto di ripopolamento.

L'emozione di aver scattato una foto davvero improbabile svanisce subito e vorresti non averla scattata affatto.

E' un posto strano il Cilento, un posto di nessuno che dovrebbe essere di tutti.


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Salamandrine

 

Monti PIcentini (AV) - ott. 2013

 

Autunno. Il bosco è di nuovo bagnato ma fa ancora caldo e con la stagione umida tornano quelli che si erano nascosti sotto le pietre e sotto le foglie per sfuggire alla siccità. Se poi non ti fai spaventare dalle nuvole cariche di pioggia puoi assistere a spettacoli meravigliosi. Presto si fanno vedere le prime salamandre pezzate, una due, dieci...tantissime! Sicure nei loro colori sgargianti non si preoccupano di nascondersi e restano a guardarti ferme sui tronchi marci, ma non sono loro le protagoniste della giornata. Ancora un po' di strada ed eccole, finalmente, tra le foglie cadute: le salamandrine dagli occhiali. Endemiche dell'Appenino meridionale, piccole, si muovono senza troppa fretta fermandosi di tanto in tanto per guardarsi intorno. Qualche foglia di acero, più gialla e resistente, ed il set è pronto. Gli occhi sporgenti sotto la banda chiara, il ventre colorato, il dorso scuro e ruvido. Basta maneggiarle con delicatezza, il meno possibile, e in pochi secondi si calmano restando in posa da brave modelle. Qualche foto in controluce, qualche primo piano e un po' di backstage, poi anche le modelle si annoiano ed è ora di lasciarle andare...

 

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Il Pino loricato


Piani di Pollino (CS) - lug. 2013

 

Il simbolo del parco, il simbolo di una terra.

I Piani del Pollino, dopo la salita nella faggeta, sono un' inaspettata pianura che riposa le gambe e appaga gli occhi. I pini si vedono già in lontananza, quelli vivi e quelli morti. Immobili e maestosi sulle creste delle Serre. Ci si avvicina sempre più, fino a posare la mano sulla lorica, fino a sedersi in silenzio a contemplarli.

Poi arriva il tramonto, e gli scheletri legnosi si prendono la scena. Si stagliano sul tramonto come da cento e cento anni, la neve o il sole, impassibili a guardare la valle.

Poi la notte, le stelle, le tende inutili per il troppo entusiasmo.

E le vacche a farci compagnia.


 

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Le mantidi di Trivio


Castel S. Giorgio (SA) - ago. 2013

 

E' un bel posto la collina di Fossa lupara, ti puoi godere lo spettacolo del sole che scende dietro il Vesuvio.

E con un po' di fortuna puoi aspettare il tramonto in compagnia delle piccole mantidi che popolano il prato spinoso, quasi invisibili tanto sono brave a mimetizzarsi.

Basta un rametto secco, qualche molletta e. il set è pronto: le piccole modelle, immobili, si lasciano fotografare per ore. mentre il rosso della sera e il vulcano sullo sfondo fanno il resto.

Così il mirino diventa una finestra sul loro mondo: i piccoli movimenti della testa, i rapidi scatti delle zampe, il corpo che dondola per assomigliare a una foglia mossa dal vento. 

E dopo cento primi piani di faccia, una foto di spalle., entrambi con lo sguardo rivolto al sole.

Perché negli ultimi secondi di luce ti sembra quasi di stare seduto sul divano in compagnia di un nuovo amico.

 

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Balloon Festival


Paestum (SA) - ott. 2012 

 

Una festa di colori e di emozioni.

Da una palla di stoffa informe si schiudono, lentamente, le mongolfiere.

Giganti ansiosi di staccarsi da terra, mentre i piloti sistemano gli utlimi dettagli.

Un cesto di vimini, una fiamma e un pezzo di stoffa. Questo basta per dare vita a una magia senza tempo.

Colori, risate. Poi il silenzio riempito dagli sbuffi dei bruciatori, e gli sguardi incantati dei bambini col naso all'insù.

Qualcuno saluta, mentre le nuvole si mangiano chi è già lontano.

 

 

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